dall’editore

 

C’era una volta una tipa che voleva scrivere i libri ma non ci riusciva perché era troppo triste. E poi un giorno è stata così troppo triste che praticamente di più non poteva esserlo e quindi o si moriva o diventava meno triste, opzione da lei scelta. E avendo scelto di essere meno triste ha potuto iniziare a scrivere il libro con i pupazzetti che la facevano ridere e per via dei pupazzetti che la facevano ridere era ancora meno triste tanto che poi il libro l’ha anche finito. E dopo questa tipa meno triste ha firmato il contratto con un editore che le diceva stampo io il tuo libro, non firmare con l’altro editore, io sono meglio. E dopo che aveva firmato con l’editore che era meglio praticamente aveva l’editore. Era bello avere l’editore.

L’editore è una specie di sciamano, perché ti spiega cos’hai scritto ti ascolta e ti tratta abbastanza bene perché secondo lui ci hai la sensibilità e poi perché tanto tra un po’ te ne vai fuori dalle scatole in quanto ci sono tanti altri scrittori non sei il solo e infatti dopo un po’ te ne devi andare e anche lei per esempio se ne doveva andare infatti se ne andava però non se ne sarebbe mai andata in quanto dall’editore c’erano gli esseri umani che le facevano le domande sul libro che aveva scritto e bisognava ammettere che era bello. E poi quel posto lì dell’editore era interessante perché non si capiva se era buio o luminoso e infatti era tutti e due.

E per esempio c’erano gli oggetti sempre gli stessi ci si affezionava. C’era la sedia rossa. Lei ci si sedeva e l’editore si alzava da dietro la scrivania e si spostava di fronte a lei, certe volte sul sedile ergonomico, altre sulla sedia normale, e le diceva Laura allora come va stai scrivendo e quella era la parte più bella perché allora lei poteva dire cosa stava scrivendo. Si sentiva al sicuro a dirlo lì, sulla sedia rossa.

E poi per esempio c’era la scatola di camomilla dell’editore, comprata durante la pausa caffè un giorno che lei era lì. Erano andati al supermercato parlando dell’uscita del libro in modo molto serio e avevano acquistato la camomilla e lei si era stranita di divertimento a parlare di lavoro comprando la camomilla. Già sapeva che poi avrebbe chiamato la sua amica Valentina per dirle la stranezza di andare a comprare la camomilla discutendo di lavoro, e Valentina avrebbe capito, in quanto le piacevano tutte le cose insolite. Ma che divertente! aveva detto infatti, perché appunto sempre capiva le sorprese divertenti.

E nell’ufficio dell’editore c’erano anche altri oggetti. Ad esempio il pupazzetto Lego, che guardava contento dalla libreria. Ci aveva messo un po’ a notarlo, ma poi era successo, una volta che doveva parlare con l’ufficio stampa ma c’era da aspettare. L’editore le aveva detto aspetta pure qui. Dalla calma della sedia rossa allora aveva notato il pupazzo Lego. Chissà che storia aveva quel pupazzetto lì! Avrebbe voluto dire all’editore “Uè, mio editore, ma che storia c’ha quel pupazzetto lì?”

Ma l’editore stava lavorando all’emergenza di una copertina insieme al signore grafico impaginatore. Non poteva parlargli. Però se non disturbava poteva star lì, come quando sua nonna doveva cucire un vestito o sua madre studiare o il fidanzato BB scrivere o l’amica Silvia leggere e lei per non disturbare doveva fare economia di parole e movimenti, ma non era sola. E dall’editore quel giorno era così. Il silenzio era tutto abitato dalla presenza degli altri e di tanto in tanto attraversato dalle loro frasi veloci.

Non era come essere soli e poi c’erano i libri e anche il suo che si preparava e quindi a poco a poco era sempre più meno triste, davvero poco triste, o forse non triste, magari anche per niente più triste, negli uffici dell’editore.

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1 commento

  • Adoro l’attenzione che dai al pupazzo della lego..Mi sento a casa leggendoti

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