il proiettore

Ho comprato un proiettore portatile.

L’ho comprato per reazione a un destino di infacilità: da più di un anno sognavo di fare le prove della performance dell’Aeroracconto in un cinema prestabilito, ma all’ultimo non si è potuto. Che destino di infacilità! E dire che io sogno solo la facilità! La tristezza mi ha accompagnata per un po’, ma poi le ho girato le spalle. E ho comprato un proiettore.

E questa casa, che sembra sempre meno una casa, e sempre più la sede di un multiforme esperimento, è diventata la mia sala prove. Ha salvato la situazione. Già lo aveva fatto tre anni fa, quando era diventata il set dell’Aeroracconto, e quindi il teatro delle invenzioni lo-fi. Ora è anche la sede del training dell’Aeroracconto, cioè il luogo dove mi esercito a leggere o a recitare il libro, accompagnandomi con la proiezione delle fotografie. Chiudo gli scuri e comincio le prove.

Dico il Supercinema e il Boom Chimico. Non ho ancora trovato la forza necessaria per dire il Criptamore, ma ho fiducia. E invece non credo che reciterò mai la Disfavola, in quanto mi spezzerà il cuore sempre e sempre. O forse mi sbaglio. Non so.

E ogni volta prima di iniziare le prove della performance dell’Aeroracconto seguo un allenamento molto preciso molto lungo con tutti degli esercizi di yoga e certi di pilates e certi di bioenergetica e certi altri del metodo Strasberg e poi devo cantare delle canzoni determinate, non altre, e devo ballare Natacha Atlas, quello poi è obbligatorio, altrimenti non si va da nessuna parte, non si sa perché, ma è così. E insomma ho delle regole tutte mie, tutt’una disciplina completamente arbitraria che però è così, non ci si può far niente. E’ la disciplina del metodo dell’Aeroracconto, metodo molto famoso presso di me e universalmente adottato nel mio appartamento.

Solo dopo questo allenamento posso dire l’Aeroracconto. Altrimenti è proibitissimo dirlo.
E quando finalmente posso sono proprio contenta. Per me la parte più bella è quando dico ‘Oh Lettrice oh Lettore”. Mi sciolgo. Mi viene il sorriso. Non si spiega, ma è così.

Anche se sono in completa disfavola, come infatti mi succede in questi mesi, per questo fatto che ora che esiste il libro so che un libro non ripara del tutto la vita, lo stesso quando dico Oh Lettrice oh Lettore, con tutto che sono qui da sola, sorrido davvero. E dopo dico l’Aeroracconto.

Dico l’Aeroracconto e insomma una storia di donne e di uomini.

Persone piccole che giocano a essere grandi e nel Supercinema e nel Boom chimico si feriscono, come è successo a me, che credevo di essere forte, ma sono precipitata nella vulnerabilità. Infatti l’Aeroracconto è una storia di vulnerabilità. La mia, e quella che ho visto negli altri.

E spero di incontrarti presto nelle librerie o negli altri spazi protetti dove, con il mio proiettore, verrò a dirti a voce questo racconto di vulnerabilità preparato per te.

Aeroracconto , Fotodiario , Fotoracconti

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